Addominoplastica

La chirurgia plastica della parete addominale rientra tra le richieste più frequenti dei pazienti; alterazioni di forma e di volume di tale regione anatomica si riflettono in una marcata alterazione dell’estetica corporea.

L’intervento prevede un’incisione bassa, nascosta dalla biancheria intima e dal costume da bagno, e il riposizionamento dell’ombelico; normalmente, a tale procedura si associa una plastica dei muscoli addominali che vengono accostati al centro per garantire un’adeguata funzione contenitiva.

Esistono diversi tipi di addominoplastica, la cui scelta dipende dalla gravità del problema e dall’eventuale presenza di cicatrici preesistenti a livello dell’addome. Nelle forme più lievi, infatti, potrà essere condotta una miniaddominoplastica, come in caso di lassità cutaneo-sottocutanea limitata all’addome inferiore (con una cicatrice più corta e senza trasposizione dell’ombelico), fino ad arrivare a procedure più complesse come ad esempio l’addominoplastica circonferenziale o belt lipectomy (riservata a chi ha subito un’importante perdita di peso).

Di recente introduzione risulta la lipoaddominoplastica che è in grado di conferire un significativo rimodellamento del profilo corporeo grazie all’associazione della liposcultura (volta a modellare i fianchi e il punto vita) con l’escissione chirurgica dell’eccesso di cute e sottocute.

L’intervento è effettuato in anestesia generale. Il paziente è incoraggiato ad alzarsi dal letto e a camminare già dalla mattina seguente, con l’accortezza di indossare una fascia elastica per almeno un mese dopo l’intervento, potendo riprendere le normali attività dopo 4/8 settimane.

Controindicazioni relative all’addominoplastica (che andranno attentamente discusse nel corso della visita) includono:

  • Fumo
  • Diabete mellito
  • Immunodeficienza
  • Farmaci che interferiscono con la coagulazione (anticoagulanti/antiaggreganti)
  • Anamnesi positiva per Trombosi Venosa Profonda
  • Importanti patologie internistiche (enfisema polmonare, insufficienza epatica, insufficienza renale)

L’età da sola non rappresenta una controindicazione all’addominoplastica se il paziente è in buone condizioni generali.

Le norme da seguire nel post-operatorio includono:

  • Il mantenimento di una posizione parzialmente flessa all’altezza del bacino per 1-2 settimane
  • L’utilizzo di una panciera (il primo mese sia di notte che di giorno, il secondo mese solo nelle ore diurne)
  • La sospensione del fumo (evitando anche quello passivo)
  • L’impiego, in casi specifici, di un incentivatore del respiro
  • Il movimento frequente delle gambe quando si è a riposo (camminando comunque con regolarità)
  • L’assunzione scrupolosa dei farmaci prescritti
  • La sospensione dell’attività sportiva e del sollevamento di pesi per almeno 4-6 settimane

L’addome rappresenta forse il distretto corporeo che maggiormente affligge il paziente ex-obeso, essendo spesso fonte di problemi funzionali, di oggettiva difficoltà alla deambulazione e intertrigine. In questi pazienti, spesso portatori di una cicatrice mediana, esito dell’intervento bariatrico, trova spesso impiego la tecnica “addominoplastica fleur-de-lis o a fiore di giglio”, che prevede una resezione verticale (riprendendo la cicatrice pre-esistente) e una orizzontale (ben nascosta negli slip della paziente). Tale approccio, consentendo di agire su due assi (orizzontale e verticale), permette un importante rimodellamento e un lifting del pube, che spesso in questi pazienti risulta sceso. Nei pazienti bariatrici, l’addominoplastica può essere eseguita da sola o in associazione ad altre procedure di rimodellamento corporeo, come la “Belt Lipectomy”, con contestuale trattamento anche dell’esterno coscia, della regione lombare e dei glutei.

La Belt Lipectomy (letteralmente dermolipectomia a cintura) costituisce una procedura estremamente valida per trattare i dismorfismi della metà inferiore del corpo nel paziente ex obeso, garantendone un miglioramento significativo a carico dell’addome, dei fianchi, dell’esterno coscia e dei glutei. Si tratta di una procedura molto complessa che richiede un’accurata valutazione pre-operatoria e una stabilità ponderale da almeno 6-12 mesi (al fine di escludere il periodo del falso plateau). Nei pazienti ex obesi con importante lassità cutanea a livello dei glutei, che appaiono svuotati, è possibile correggere tale deformità nel corso della belt lipectomy, senza ricorrere a protesi, ma semplicemente usando il tessuto in eccesso il quale, invece di essere rimosso, viene adeguatamente utilizzato per conferire una maggiore proiezione ai glutei.

La lipoaddominoplastica può essere intesa, in un certo senso, come un’ulteriore evoluzione dell’addominoplastica “classica” garantendo, in pazienti selezionati, risultati eccellenti.

La lipoaddominoplastica combina due tecniche: l’addominoplastica e la liposuzione. Il concetto innovativo consiste nella conservazione di particolari vasi sanguigni, detti vasi perforanti, che consentono di eseguire una liposuzione anche massiva, senza per questo compromettere la vascolarizzazione della cute addominale. Tale tecnica, infatti, permette di conservare fino all’80% dell’apporto vascolare della parete addominale; inoltre, la preservazione dei vasi linfatici e delle terminazioni nervose garantisce la sensibilità cutanea del lembo addominale. Rispetto all’addominoplastica tradizionale, la lipoaddominoplastica presenta un minore tasso di complicanze. Nell’addominoplastica tradizionale si osserva anche un ampio scollamento del lembo di cute e sottocute, che risulta invece fortemente ridotto nella lipoaddominoplastica, estendendosi solo fino ai margini esterni dei muscoli addominali; ciò consente da una parte la plicatura e quindi la correzione di un’eventuale concomitante diastasi, dall’altra la preservazione dei vasi ematici e linfatici. La procedura ha inizio con la liposuzione a livello sovrapubico, in modo da raggiungere i fianchi e il solco sottomammario; ci si estende, quindi, in sede sottombelicale avendo cura di preservare una particolare struttura anatomica, nota come Fascia di Scarpa, a livello della quale decorrono molti vasi linfatici. La liposuzione può anche essere estesa posteriormente per trattare accumuli adiposi posteriori. Dopo il rinforzo della parete muscolare, si procede a rimuovere l’eccesso di cute e sottocute e a riposizionare l’ombelico. La ripresa di questi pazienti è normalmente più veloce rispetto all’addominoplastica tradizionale.

La metodica consente di fornire una notevole riduzione delle misure addominali, garantendo una migliore silhouette, non solo per la rimozione del pannicolo adiposo, ma anche per la diminuzione degli accumuli adiposi ai fianchi grazie alla liposuzione.

Vantaggi lipoaddominoplastica:

  • Approccio conservativo della vascolarizzazione (ematica e linfatica) della parete addominale
  • Cicatrice finale normalmente più corta rispetto a quella dell’addominoplastica tradizionale
  • Migliore silhouette corporea finale (grazie alla liposuzione che riduce le dimensioni addominali e lo spessore del lembo addominale)
  • Bassa percentuale di complicanze (significativamente inferiore rispetto all’addominoplastica “classica”)
  • Aspetto finale dell’addome più giovanile e atletico
  • Preservazione della sensibilità sovrapubica
  • Più veloce ripresa post-operatoria
  • Sicurezza per fumatori, per pazienti bariatrici o sottoposti in precedenza ad addominoplastica reversa

Quasi tutte le forme di addominoplastica prevedono una resezione del tessuto posto inferiormente all’ombelico, con posizionamento finale della cicatrice dentro la biancheria. La tecnica classica dell’addominoplastica è molto efficace in quanto la maggior parte dei pazienti presenta lassità cutanea e smagliature nella metà inferiore dell’addome.

Tuttavia, esistono soggetti che presentano moderata o severa lassità sovraombelicale, in assenza di lassità sottoombelicale e di smagliature. La resezione dell’eccesso sovraombelicale è, in questi pazienti, l’unico modo per garantire un adeguato profilo addominale. Ciò avviene posizionando la cicatrice all’altezza del solco sottomammario dove risulta, pertanto, nascosta dal reggiseno. L’addominoplastica reversa si può anche combinare con altre procedure, prima fra tutte con interventi al seno (sia con protesi che non), in quanto le due metodiche hanno in comune la stessa localizzazione della cicatrice. Anche una torsoplastica può essere condotta contestualmente: si tratta del cosiddetto “bra lift” che consente di rimuovere il tessuto in eccesso dal dorso (non correggibile altrimenti neanche con la belt lipectomy) facendo cadere la cicatrice in una sede che possa essere nascosta dal reggiseno.

Ulteriore vantaggio dell’addominoplastica reversa è rappresentato dal fatto che l’ombelico non deve essere isolato e reinserito, in quanto la resezione superiore del tessuto ne consente il miglioramento estetico, senza necessità di aggiungere altre cicatrici.

La miniaddominoplastica costituisce un’importante procedura per quei pazienti che presentano una modesta lassità cutanea, accumuli adiposi e diastasi muscolare. Il termine, talora usato impropriamente, fa riferimento a quelle tecniche che comportano cicatrici meno estese rispetto ad una addominoplastica tradizionale. Tale metodica non prevede il riposizionamento dell’ombelico (non vi è quindi cicatrice intorno ad esso). Nonostante una più piccola incisione, è comunque possibile effettuare un’adeguata plicatura della fascia dei muscoli retti dell’addome, garantendo così un rinforzo della parete muscolare. Il paziente ideale per una miniaddominoplastica è, generalmente, una giovane donna tra i 25 e i 45 anni      che, pur avendo avuto figli, non ha accumulato un eccesso di peso. Questi pazienti presentano di solito accumulo adiposo, lassità cutanea e smagliature lievi o moderati. Sono generalmente magri e la cute addominale è, solitamente, in buone condizioni. La procedura si può accompagnare ad altri interventi (mastoplastica, liposuzione, etc…).

Nel paziente ex obeso, la regione addominale rappresenta, probabilmente, il distretto corporeo che maggiormente lo affligge, essendo spesso complicata dalla presenza di cicatrici laparotomiche, da laparoceli e da un importante eccesso bidimensionale di cute e sottocute; generalmente un tale eccesso è presente anche  a livello del tronco. La risoluzione integrata di tutte queste deformità è garantita dalla belt lipectomy. Talora, però, può accadere che i pazienti siano riluttanti a sottoporsi a tale chirurgia maggiore o non ne siano candidati adeguati. L’addominoplastica tradizionale non è, tuttavia, idonea e sufficiente a correggere tutte queste alterazioni. Una valida alternativa è costituita dall’ addominoplastica fleur-de-lis (o ad àncora). Tale intervento consente di trattare adeguatamente sia l’eccesso verticale che quello orizzontale, abbinando due incisioni tra loro perpendicolari, ed esitando, quindi, in una cicatrice a T capovolta. Questa metodica consente, pertanto, di ridurre l’eccesso cutaneo trasversale, permettendo un’ottima esposizione del piano chirurgico per la risoluzione della diastasi e dei laparoceli normalmente presenti, e di migliorare la cicatrice laparotomica pre-esistente.

L’ombelico, per la sua posizione centrale nell’addome, ha un’importantissima valenza estetica. Per tale motivo, un ombelico esteticamente piacevole è del tutto essenziale per un addome attraente. Troppo spesso ci si concentra nel mantenere la cicatrice dell’addominoplastica il più possibile nascosta e ci si scorda dell’importante ruolo rivestito dall’ombelico.

Per cercare di creare un ombelico esteticamente piacevole bisogna dapprima identificarne le caratteristiche che lo definiscono tale: forma e dimensione, posizione verticale, grado di depressione rispetto al tessuto periombelicale, sono tutti aspetti che devono essere presi in esame nel corso di un’addominoplastica.

La posizione verticale dell’ombelico varia in accordo alla lunghezza del busto del paziente e al grado di lassità associata all’età ed alla perdita di peso. L’ombelico ideale dovrebbe essere orientato verticalmente, collocato sulla linea mediana del corpo, ad un’altezza lievemente superiore rispetto al punto più alto del bacino.

L’ombelico si può presentare in una grande varietà di forme e dimensioni; molti fattori sono chiamati in causa, tra cui la qualità della cute, la lassità dei tessuti molli e la perdita di peso. La dimensione è in relazione alla figura corporea del paziente, per cui non è possibile fornire delle misure universali. In termini generici, si può comunque affermare che un ombelico di più piccole dimensioni è associato ad un concetto di bellezza e giovinezza. Normalmente, inoltre, un piccolo eccesso cutaneo sovrasta l’apice dell’ombelico, dovuto alla forza di gravità (infatti scompare quando il paziente è disteso).

Agostino Bruno ph Vittorio Carfagna-4442

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